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Arte dolceamara


Domenico Amoroso- Gaetano Interlandi

L’arte dolce amara

Dipinti delle Strutture e delle Case famiglia afferenti al Dipartimento di Salute Mentale di
Caltagirone-AUSL 3, Catania

Con un reportage fotografico di Roberto Strano


“L’arte non viene a dormire nei letti che le hanno preparato; scappa appena si pronuncia il suo nome: quello che ama è l’incognito. I suoi momenti migliori sono quando dimentica il suo nome”.

Per un tempo lunghissimo, un arte fortemente personalizzata, emotiva e immediata, spesso sofferta e addirittura combattuta o derisa, comunque negata, dettata dalle esigenze più profonde di espressione, ha dormito, citando la celebre frase di Jean Dubuffet , sui letti di contenzione o comunque inesorabili e costrittivi dei manicomi, producendo opere di grande e suggestiva bellezza in cui, nonostante tutto, la vita emerge nella sua meravigliosa varietà.

Oggi l’Arte del disagio, della costrizione manicomiale o penitenziaria, della incultura, della volontà di comunicare, non è più solo triste appannaggio di luoghi di detenzione che per fortuna e per le battaglie di uomini particolarmente sensibili, come Franco Basaglia, non esistono più o in cui, comunque, la permanenza è diventata possibile e umana, ma si è invece definita ed ha trovato dignità critica e applicativa, da un lato nell’Art Brut, e nelle sue diverse derivazioni e letture, dall’altra nell’Arte terapia.

Art brut, arte necessaria, outsider art, comunque la si voglia chiamare, a pieno titolo si inserisce e fa parte della grande compagine dell’Arte contemporanea che nella società attuale, sempre più caratterizzata dal panorama – nello stesso tempo ricco di possibilità ma anche di inquietanti lati oscuri – della comunicazione mediatica e del ruolo dell’immagine, segnata dalla difficoltà di una matura coscienza identitaria e dal disagio di relazioni famigliari, sociali, etniche da rivedere o ricostruire, rappresenta una possibilità espressiva importante, adatta a fare emergere e dare connotazioni interpretabili alle difficoltà relazionali ma anche a costituire e rappresentare un ponte comunicativo importante.

Le più attente Istituzioni culturali hanno colto questo particolare aspetto espressivo dell’arte, ma hanno anche tentato di utilizzare l’arte e il linguaggio artistico quali strumenti di miglioramento della qualità della vita e del benessere umano.

Contemporaneamente le problematiche del disagio hanno trovato di volta in volta un momento di attenzione e di assistenza grazie alle azioni promosse dalle Istituzioni, quali le Strutture Sociali, le Case Famiglia, i Dipartimenti di Salute Mentale, i Penitenziari, etc.

Per questo l’Art Brut, che è nello stesso tempo espressione artistica pura ma anche elemento di rivelazione del disagio psichico e sociale, e che, insieme, ispira e si presta ad un uso dell’arte quale elemento di superamento o di attenuazione del disagio, diventa un elemento che in qualche modo rappresenta il denominatore comune di questi due aspetti.

Caltagirone ha rappresentato, a partire dagli anni “80, e rappresenta tutt’ora, un fervido laboratorio di esperienze, portate avanti dal Dipartimento di Salute Mentale, dalle Case Famiglia qui precocemente sorte, dalle Strutture comunali dei Servizi Sociali, con significative esperienze maturate nell’ambito della fervida realtà locale e della riabilitazione psichiatrica e sociale.

Contestualmente, a partire dagli stessi anni e poi, successivamente, nei primi anni “90 con la fondazione della Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, le Istituzioni Museali Civiche, hanno osservato particolarmente tale realtà, stimolato le attività e le ricerche, ed inscritto tali esperienze all’intermo del dibattito artistico culturale internazionale attuale, non estraniandole dalle proprie origini, individuali, psicologiche e sociali.

Ciò si è attuato sia con attività di ricerca ed espositive, sia con la collaborazione con le Istituzioni di assistenza e di recupero territoriali.

Solo a titolo di esempio si citano le attività volte alla scoperta e valorizzazione dell’artista contadino Francesco Cusumano, portato alla ribalta dell’attenzione internazionale, e la collaborazione con la Cooperativa “La Speranza” per attività di Laboratorio di Creatività e di Estemporanee d’Arte, che hanno contribuito significativamente al benessere, spesso al recupero di disagiati psichici, creando nello stesso tempo intensi momenti artistici e culturali.

In considerazione della sussistenza nella medesima città di queste due significative e singolari realtà, l’Associazione Pubblic/Azione con la Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Caltagirone ha realizzato in questa città, nel Luglio del 2005, un Convegno Nazionale di Studi su l’Art Brut che ha messo a confronto l’aspetto artistico, l’aspetto psicologico e le esperienze in questo campo.

In occasione delle tre giornate del Convegno si sono realizzate quattro importanti mostre d’arte, che hanno toccato, con proiezione nazionale, altrettanti aspetti della tematica.

Da tutto ciò e dal grande interesse suscitato in ambito artistico, psicologico e medico dell’Art Brut, e più in generale dagli aspetti creativi e terapeutici dell’arte, ma anche “dal caso” Caltagirone, è nata l’idea di pubblicare le opere prodotte dalla fine degli anni “80, e fino ad oggi, all’interno delle Case Famiglie e delle strutture assistenziali del territorio caltagironese afferenti al Dipartimento di Salute Mentale.

Le opere, naturalmente di varia qualità e significato, rappresentano una raccolta sicuramente singolare e affascinante di personalità umane, e a volte artistiche, che testimoniano un grande senso della vita al di là delle barriere e delle differenze, spesso con una qualità estetica, e comunque con una capacità di suggestione, che raramente è riscontrabile nella rarefatta e spesso incomunicabile arte contemporanea.

La pubblicazione ricostruisce le singole personalità umane e artistiche, in alcuni casi presenta opere del tutto anonime ma di particolare valore, ma anche le reciproche relazioni ed influenze, inquadrandole in un percorso singolare di conquista di una dignità di vita prima inimmaginabile, in cui vari sono stati i soggetti e le circostanze, ma comune la passione, l’impegno, la forza morale.

L’aspetto che particolarmente emerge è infatti non tanto quello già determinato e definito dell’Art Brut e dell’Art Terapia, bensì quello più interno, interiore e magmatico della necessità espressiva e del linguaggio: quella necessità di arte che, citando ancora Jean Dubuffet
“ è per l’uomo un bisogno del tutto primordiale, altrettanto, se non di più del bisogno di pane”. Da questo territorio fortunatamente incerto, le due direzioni : Art Brut e Art Terapia, possono più proficuamente prendere avvio, ma in ogni caso il risultato c’è già stato e la bellezza si è unita alla comunicazione.

Il reportage fotografico di Roberto Strano, sensibile ed empatico osservatore di mondi marginale, dà corpo e crea punti prospettici particolarmente efficaci, volgendosi al segno espressionistico dei gesti, dei volti, dei luoghi, spesso più loquaci di ogni parola.

Domenico Amoroso
Direttore dei Musei civici “ L. Sturzo “ Caltagirone