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Carmelo Galvagno pittore Art Brut


Carmelo Galvagno non ha avuto una educazione artistica. Ha scoperto la pittura casualmente.
Ha iniziato a dipingere spinto inizialmente da una curiosità che subito dopo è diventata una necessità, un bisogno. Dipinge per se stesso, al di fuori di mode o scuole. Prova piacere, gioia, ma anche sofferenza nel trarre dalla sua mente, dalle sue emozioni, le immagini che ci regala.
La sua si direbbe arte naif o art brut o arte primitiva.
La prima produzione, 2004, dove rappresenta scene di animali tra alberi e fiumi, la tigre, la giraffa, cavalli, il gatto nero, richiama alla mente quasi automaticamente un grande artista naif: Antonio Ligabue. Lo ricordano le forme sproporzionate, la quasi mancanza di profondità, la vivacità dei colori e gli sguardi umani di questi animali.
In questa prima produzione trapela gioia di vita e curiosità di conoscenza e scoperta
Un salto avanti, un cambiamento di stile avviene nella seconda produzione del 2006, dove le tele sono soffuse da una luce quasi monocroma, velo sottile spalmato che toglie vivacità ai colori rendendoli un pò grigi, suscitando un sentimento che non è di vera tristezza o malinconia, ma di opacità che grava sulla vita, sulle persone, sulle case, sulle strade che appaiono vuote, con qualche persona dal volto informe, che rafforza con l’anonimato e l’indifferenziato questa opacità.
Nei ritratti colpisce la staticità e la fissità dello sguardo che da penetrante, a volte, sembra scivolare inavvertitamente nell’assente.
Il pregio di questa seconda produzione a mio avviso sta nel fatto che istintivamente produce opere che ci richiamano alla mente lo stile degli autori impressionisti, soprattutto Pissarro, per le scene di città, ma che poi elabora a modo suo distaccandosene nei volti amorfi e negli spazi cittadini vuoti: e questi elementi ci richiamano alla mente i pittori metafisici. Ma di ciò il nostro autore non ne ha consapevolezza lo fa intuitivamente e istintivamente.
In questa seconda produzione predominano sentimenti di solitudine e angoscia esistenziale e di grigiore metafisico e di spaesamento: le strade vuote, l’aria grigia, i colori azzurri del cielo velati e smorzati, le poche persone abbozzate si distinguono appena per poi confondersi, oggetti tra oggetti, con le strade e le case.
Queste ultime opere hanno per tema scene di città e sono caratterizzate figurativamente dall’istantaneità e dalla fissità, dall’armonia cromatica, dal senso delle proporzioni dei volumi e dalla profondità della prospettiva, tutti questi elementi assenti nella prima produzione, come se dipingendo, il Nostro, acquistasse una maggiore padronanza dei mezzi espressivi.

Caltagirone,29.06.2006
GAETANO INTERLANDI