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Riflessioni Critiche sul libro di poesie di Gaetano Interlandi NON E PIU IL MARE NON E PIU LA LUNA


A proposito di “ Non è più il mare, non è più la luna “ di Gaetano Interlandi

Baudelaire affermava : “ Preferisco il poeta che si mette in comunicazione permanente con gli uomini del suo tempo e scambia con essi pensieri e sentimenti tradotti in un nobile linguaggio ”.
Comincio con l’insistere sul carattere comunicativo della poesia di Gaetano Interlandi, carattere che permette di comprendere in modo chiaro i sentimenti, le volizioni, i desideri e in generale le descrizioni espresse nei vari componimenti.
Diverse sono le località da cui hanno preso avvio i pensieri poetici ( Floridia, Siracusa, Verona, Caltagirone, Roma, Venezia, Catania, Reggio Calabria, ecc. )
che si sono sviluppati passando spesso attraverso una loro demitizzazione
“ Forse sto mitizzando Verona come quanto mitizzavo Siracusa ? … La caduta dei miti è indispensabile per la scelta di dove vivere “ ( p. 27 ).
E’ una considerazione amara ma sicuramente vera e virile che si inquadra perfettamente in una visione estetica della poesia, intesa anche come pronunciamento di verità oltre che come stimolo emotivo o modulo privilegiato di espressione linguistica. “ Un nuovo amore lascia dietro di sé analisi razionali tra soggetti e oggetti, distanze e vicinanze, identità e disidentità, costrutti filosofopoietici di fine novecento, lontani molto lontani dai territori del cuore ”
( p.72 ).
Una domanda mi sovviene: aiutano, influenzano la filosofia o la letteratura la condotta pratica della vita? Certamente esse danno una propria spiegazione dell’esistenza che è l’orizzonte entro cui ci muoviamo esternamente.
Ma quando ci troviamo immersi in profondi dolori o in grandi gioie esse rimangono mute perché entrambi non sono articolabili in linguaggio.
Forse solo il grido, che linguaggio non è, può esprimere i grandi tormenti o le trasumananti espansioni dell’animo. E proprio l’amore, così essenziale agli uomini, è descritto in tutto il suo impeto vitale e passionale, con bello stile metaforico e suggestionante “ Che vento profondo mi trascina! Che vortice mi ingoia! Sei tu amore, la tua forza che va oltre me e non ho più sponde da opporti..…Mi trascini, mi confondo in te…” ( p.71 ).
Il pensiero corre all’essenzialità incisiva degli antichi lirici greci.
Il tema della felicità amorosa intesa come accadimento, quasi casuale, non preconfezionato o precostruito lo ravviso in modo netto nella lirica di p. 67
“ Aspetto d’incontrarti in una delle tante strade del mondo dove non ci siamo dati appuntamento e osservo camminando fra tanti volti quello dove potresti nasconderti… Ti aspetto col batticuore so che arriverai ”. Di fronte al tema della felicità, che raggiunge il suo culmine nell’amore, la posizione è quella dell’attesa perché essa ha molto a che fare con le emozioni che “ avvengono “ e che sono estranee a sforzi costruttivi o a laboriose fatiche. Apprezzabile il riferimento a una delle più grandi poetesse del nostro tempo Amelia Rosselli, morta suicida nel ‘96, la cui voce sembrava provenire, come dice Elio Pecora, dal profondo della terra. Ciò mostra uno dei riferimenti poetici di G. Interlandi che nobilita e dà spessore culturale ai suoi scritti. L’argomento del dolore, che certamente non poteva mancare nel campionario dei sentimenti umani, si esprime in tutto il suo significato di pietà per la specie, nella morte di una bimba di sei anni a Verona
( p.15 ) a causa di un incidente “ Ahi il botto! Ahi la vita che cola col sangue sul nero asfalto…Ahi le promesse future disperse! Già sei nell’eterno il tuo futuro è il tuo passato “. Con un riferimento al finale dell’ultima stagione dell’esistenza si chiude “ Non è più il mare, non è più la luna “. La morte non è vista in modo terroristico ma poeticamente come un sorriso, un lungo dormire, “ in cui vorrei entrare inavvertitamente, senza dolore ” (p.95 ). Il corpo si rifonderà con la natura diveniente ma “ se avrò scritto i miei giorni, fantasticando altri mondi ciò resterà di me “.
E’ una chiusura che pur nella sua terminalità, si apre alla vita sulla base di ciò che si è prodotto nel tempo che ci è stato destinato da vivere.
Diverse cifre vanno enumerate nel libro di G. Interlandi ma quelle che mi sembrano da menzionare sono la filosofico-riflessiva ( poesia come verità ) e la stilistico-formale, chiara e limpida, che consente al lettore di ritrovarsi in molte pagine, generando così in esso un senso intenso di comunione con l’autore.

Aprile 2002

Prof. Salvatore Campo